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Lu cconzalinbe e l'esistenzialità

 Non ambisco a fare concorrenza a Zi’ Dima Licasi, per carità, certe bravure, anche se letterarie e pirandelliane, non mi competono. Da ragazzino, però, ho visto all’opera gli ‘cconzalimbe’  salentini. ‘Cconzalimbe’ sta per ‘aggiusta vasche’, erano ambulanti esperti, proprio come il famoso Zi Dima della novella ‘La giara’, ad acconciare recipienti di terracotta lesionati o spaccati. Niente avrebbero potuto sulla terraglia ridotta in cocci, ma se moderatamente rotta l’avrebbero riportata certamente in uso. E a quel tempo, il consumismo di là da venire, si riparava anche l’irreparabile. Gli cconzalimbe giravano in bici, o addirittura a piedi, con una bisaccia che conteneva i barattolini di mastice di loro produzione, gli stucchi, un trapanino ad arco, tenaglia e fil di ferro. Per poche lire agivano a domicilio, facendosi notare dal loro richiamo. Da tempo la spinta delle radici delle piante contenute aveva staccato una parete di un mio vaso rettangolare bello e grande, antico. Certamente appartenuto a mia nonna. Troppo bello per frantumarlo. E poi aveva un gemello, come non conservarlo? Così, approfittando del domicilio coatto da virus, stamattina finalmente ho provato a fare lo cconzalimbe. E, non fidandomi solo dei pur potentissimi mastici da montaggio in circolazione (candidamente dichiarati ‘cancerogeni’), ho seguito la prescrizione del Don Lollò di Pirandello e ho fatto anche le cravatte di filo di ferro dopo aver forato le pareti del vaso.  Proprio all’antica maniera. Insomma, come prima volta sono soddisfatto. Il vaso è salvo. E mi sento tanto uno dei personaggi di quel famoso spot di un amaro.

 Intanto, forse anche per i condizionamento del periodo, mentre operavo con calma pensavo alla tecnica giapponese del  “Kintsugi“. Questa tecnica prevede la riparazione di vasellame rotto, attraverso l’unione dei cocci con collante di resina mista a oro, argento o platino. Per i Giapponesi il vaso rotto e riparato, con quelle venature dorate che uniscono i pezzi frantumati, rappresenterebbe la vita ed i cambiamenti che essa porta con sé. La nostra vita non è mai lineare ma presenta sempre delle spaccature, delle scissioni, delle difficoltà, degli incidenti che ci portano a compiere nuove scelte e ad intraprendere nuovi percorsi. Che ci modificano e ci spingono a sempre nuovi adattamenti. I Giapponesi ci dicono che un vaso rotto e riparato sarà più bello di prima, sarà più prezioso, perché saprà di vissuto, proprio come un legame spezzato e rinsaldato con più forza. Diciamo che si tratta di una filosofia ben più ottimistica della nostra consumistica. Mentre quella dei nostri nonni era molto simile.

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Pubblicato da Giuseppe Resta

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