in ,

Lettura virale?

 Insomma, è venuto il momento che non ce la faccio più a trattenermi. Ho sempre ritenuto retorico l’invito a “leggere un libro”. Soprattutto se manca o un “bel” o, meglio, un “buon” tra “leggere” e “libro”. Anche “Mein Kampf” era un libro. Un best seller. Anche David Irving scriveva libri, e di successo. Un libro, e lo dico da feticista del libro di carta, non è sempre buono. E non parlo solo di stile, valenza letteraria, maestria dello scrittore, trama ma anche di contenuti. Soprattutto di contenuti. Rimane il fatto che alla lettura ci si educa e si educa. E come ogni buona educazione deve avvenire presto, da giovani. Non è uno sport, non si fa a quanti più se ne leggono. Non vale la quantità. Come in ogni altra arte vale la qualità. È un diletto leggerli. Non é una punizione, tantomeno un martirio. C’è quando va di farlo, quando meno. Dipende dallo stato d’animo, dalla mente libera, dal grado di concentrazione e di benessere. E dipende dal libro. E poi c’è un libro per ogni momento che stiamo vivendo. Leggere non è un dovere, non è una missione. Leggere è un piacere. Si fa se va di farlo. (a me, in questo momento, per esempio, va molto poco. non sono nella giusta disposizione d’animo, eppure sono un discreto lettore. Molto oltre la media.) Di questo periodo claustrale, di domiciliari, sento e vedo tanti consigliare di passare il tempo leggendo un libro. Ma i libri si leggono perché interessa leggerli, perché si è sviluppato un amore per la lettura, non certo per “passare il tempo”. Quello si fa con altro. Con la settimana enigmistica, forse. Questa cosa del libro come rifugio contro la noia mi indispettisce. La sento come una diminuzione del valore della lettura. Un rifugio per chi non ha altro da fare. Come se fosse l’ultima cosa al mondo, da tirare fuori in questi momenti di vita limitata. “Quando altro non hai leggi un libro”. La ruota di scorta alla rottura di scatole. No mi piace. No. Mi ricorda quello “‘Ntartieni”, leggendario quanto immaginario, che si dava ai ragazzini per gabarli e intrattenerli. E tutti questi bei signori intellettuali che invitano a leggere dagli studi, dai salotti, dai giardini delle loro belle e ampie case? Ma si sono resi conto che in questi giorni c’è gente che sta male? Che non tutti hanno quelle case ampie? Che spesso si vive in forzate promiscuità e in spazi ristretti? Che non non tutti hanno quei giardini curati e quei terrazzi panoramici e fioriti? A chi si rivolgono? A chi, non lavorando, non ha nemmeno i soldi per comprare pane e medicine? Dovrebbero leggere questi che cosa? Il Conte di Montecristo, sperando che un giorno possano vendicarsi di chi li affama? O, visto che sono chiusi in casa, possono leggere il Diario di Anna Frank oppure Le mie prigioni? O Paradiso Perduto? Pensavo che, come spesso mi succede, fossi io quello strano. Stavo zitto. Buono. Evitavo di esprimere questi mie pensieri negativi. In questo momento penso che i pensieri negativi siano negativi! Devono essere tenuti solo per noi. E poi io, di grazia, cosa ne capisco di librerie?   Poi un amico libraio (di quei pochi sopravvissuti), un giovane libraio raffinato, rivoluzionario e colto, di quelli che come tanti piccoli imprenditori e professionisti sta patendo i riflessi economici di questo dannato disastro, senza percepire uno stipendio, di fronte all’ennesima uscita di un noto populista demagogo scrive “Finché continuerete a trattare libri e librerie come riserve indiane, le persone non leggeranno.” Allora mi conforto; perchè lui è un “addetto ai lavori”, un esperto. Non sono solo io, allora, a pensarla così. Al massimo siamo in due ad essere strani. Ma la stranezza è un fatto percentuale. Quantomeno abbassiamo la soglia!

 P.S.: Se proprio vi scappa, invece di comprare scarpe o videogiochi, comprate libri in rete. O telefonate al vostro libraio e fateveli recapitare a casa. Personalmente vorrei salvaguardare la salute dei pochi librai e libraie rimasti in attività! A loro ci tengo. Secondo me, eh!, potrò sbagliarmi, non aver capito niente, essere bastiancontrario, forse, ma le politiche per la cultura non si improvvisano facendo rimanere aperte le librerie in quarantena sanitaria. Ci si lavora prima e meglio.

Questo post è stato creato facilmente con la nostra applicazione. Crea il tuo post!

Cosa ne pensi?

Entusiasta

Pubblicato da Giuseppe Resta

Utente VerificatoAnni di iscrizione

Commenti

Lascia un commento

Loading…

0

🎥 #Da_Me_a_Te_un_Metro : pillole di quarantena – Misura 0

Il nuovo brano dell'artista Tuma – Una canzone sconcia